martedì 29 aprile 2008

Quel paesino del Foggiano che fece cittadino Mussolini


FOGGIA - Il consiglio comunale di Rocchetta Sant' Antonio concesse nell' aprile del 1924 la cittadinanza onoraria a Benito Mussolini. E' quanto emerge da una ricerca realizzata dal titolare della cattedra di Storia moderna dell' Università di Salerno, Antonio Cestaro, e racchiusa in un libro dal titolo "Giovanni Libertazzi, un uomo una storia", edito da "Il Castello" di Foggia, che sarà presentato venerdì a Rocchetta Sant' Antonio. «Il libro - afferma Cestaro - racconta la storia di Giovanni Libertazzi, uno studioso di storia moderna originario di Rocchetta Sant' Antonio morto nove anni fa nel corso di un intervento chirurgico. E fu proprio Libertazzi, durante una ricerca storica compiuta nell' archivio centrale di Roma, a ritrovare una serie di documenti che dimostrano come il consiglio comunale di Rocchetta Sant' Antonio concesse nel 1924 la cittadinanza onoraria a Benito Mussolini». La proposta di concedere la cittadinanza onoraria fu avanzata da un consigliere comunale e ufficiale sanitario del piccolo comune del Subappennino dauno, Giuseppe D' Urso, che nel 1922 fondò a Rocchetta Sant' Antonio la sezione del Fascio. «Dai documenti, però - prosegue Cestaro - non emerge cosa accadde dopo. Non sappiamo, cioè, se Mussolini si recò a Rocchetta Sant' Antonio per ricevere il titolo di cittadino onorario oppure se una delegazione del consiglio comunale si recò a Roma per consegnarglielo». Nella ricostruzione si ricorda poi che alcuni mesi dopo la decisione del consiglio comunale, il promotore dell' iniziativa D' Urso fu perseguitato. «D' Urso fu perseguitato da famiglie locali - conclude Cestaro - che riuscirono ad impossessarsi della sezione del Fascio. Per la verità più che di una persecuzione politica, nei confronti di D' Urso si trattò di una vera e propria lotta per il potere».

(Repubblica — 07 agosto 2002 pagina 8 sezione: BARI )

Il prete che fermò i Savoia una figura tutta da rileggere


Se Rocchetta Sant' Antonio nell' Ottocento non fu rasa al suolo dall' esercito regio dei Savoia lo si deve all' arciprete Francesco Piccolo, parroco del paese dal 1873 al 1907. In quegli anni i briganti avevano fatto del paese uno tra gli avamposti della lotta all' esercito regio. E dopo che alcuni soldati furono scuoiati vivi dai briganti, il generale Pallavicini decise di passare il paese per le armi. Il parroco di Rocchetta, appartenente alla famiglia più nobile e potente del paese (tuttora proprietaria del castello medioevale), riuscì a incontrare ad Atella la moglie di Pallavicini, ospite dei proprietari terrieri Saracino. Il parroco riuscì a sapere dalla donna che il generale dei Savoia nutriva pietà soltanto per i bambini. Fu così che don Francesco Piccolo attese il generale alla "Norcia", a pochi chilometri da Rocchetta, opponendogli una schiera di bambini inginocchiati. Un espediente che convinse il generale a desistere dalla rappresaglia, ma a una condizione: tenere in ostaggio il fratello del parroco per ammazzarlo se, nel giro di qualche settimana, il paese non fosse stato liberato dai briganti. Don Francesco mobilitò la popolazione, che riuscì a cacciare i briganti, e Rocchetta Sant' Antonio fu salvata dalla vendetta del generale. La figura e l' operato del prete sono ricordati in un libro sugli arcipreti-parroci di Rocchetta Sant' Antonio scritto da Virgilio Caivano. L' opera, pubblicata dalla Edizioni il Castello di Foggia, ripercorre l' opreato degli arcipreti dal secolo XVIII fino a oggi alla luce della dottrina sociale della Chiesa. - PAOLO VIOTTI

( Repubblica — 29 dicembre 2002 pagina 14 sezione: GIORNO E NOTTE )

lunedì 28 aprile 2008

il cinquecentesimo compleanno...

Salve amici, compaesani e non, ho pensato che potesse farvi piacere rivedere il video che ho girato questa estate durante i festeggiamenti del cinquecentenario del castello...

lunedì 21 aprile 2008

il "giornaletto"...


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C'è una età in cui la curiosità per l'altro sesso diviene particolarmente preponderante.
Era spiazzante per noi ragazzini, era come esplorare un nuovo mondo, era proprio come un viaggio alla scoperta di qualcosa.
Quel pomeriggio eravamo dalle parti del "cavalluccio", dove c'era quello che sembrava un vecchio forno...

A giro senza meta come al solito, spintici un pò più in là dopo aver riempito qualche palloncino a mò dì gavettone al fontanino che è sulla via della "portella", non sapendo a chi tirarli ( ...mica si può scherzare con quello... ) abbiam finito per lanciarli sul muro di una casa ...tanto con 'sto caldo..!Abbiam pensato quindi di entrare in questa casa con la porta sfondata, sembra un vecchio forno. Tra della vecchia legna scorgo un giornalino, ci sono le "femmine nude" non faccio in tempo a prenderlo tra le mani che l'inseparabile compagno di avventure s'avvicina... Oggi siamo proprio fortunati, sai che bello vedere mò?! ...usciamo alla luce a vedere...

Quel giornalino ingiallito faceva la nostra felicità, decidemmo di sederci sulle delle scale poco distanti. Era pieno pomeriggio e col caldo che faceva eramo solo noi in giro quindi potevamo star tranquilli...

E' uno spettacolo, è strano e spiazzante ma bello vedere quello che i grandi combinano... La prima cosa che mi viene da pensare è che vorrei essere al posto loro che possono stare con queste donne bellissime, tutte bellissime, dico tutte... Guardiamo queste foto e facciamo commenti, ridiamo ed invidiamo i fortunati li ritratti, quando tutto ad un tratto ci sentiamo chiamare con un accento pesantemete torinese... Oh, cacchio le due sorelle di Torino, istantaneamente gettiamo il giornalino lontano da noi, strappando le due pagine che stavamo vedendo ( ...ah, l'avidità...! ). Mettiamo in tasca lestamente e ci dirigiamo verso di loro, ci sediamo un pò più in là e dopo aver scambiato due chiacchiere con loro... una maledetta paginetta scivola dalla tasca... E' un attimo, la maggiore delle sorelle la vede ed esclama "minchià oh, ma questa è una figa!"... Non so dove mettere la faccia, guardo il compare e lui finge di non saper nulla, che faccia di bronzo! E' evidente che ci hanno beccato oramai, figuraccia...

Qualche tempo fa qui in città. non troppo distante da dove abito adesso, vidi la maggiore delle due sorelle, totalmente cambiata ( ...diamine pensare che ci piaceva pure da piccoli... ) con prole. Non mi ha riconosciuto, io si però... ed ho ripensato a quel giorno! Fu una delle figuracce più indimenticabili...





venerdì 11 aprile 2008

Il peso di una X


Ci siamo... tra qualche ora tutti andremo a espletare un dirittoacquisito con il sangue dei nostri nonni.. non è retorica ne unripasso di storia ma realmente abbiamo una grande responsabilità...non possiamo dire "è sempre la politica sono sempre loro" ...ora laspada o meglio la matita è nel nostro pugno... quindi armiamoci ditanta responsabilità e facciamo quello che riteniamo più giusto... deldomani non vi è certezza ma gettiamo almeno le basi per poter parlaredi domani... Auguro a tutti voi di trovare in quel gesto, ossia ilvoto, il vero significato fatto non solo da interessi e promesse ma daconcreti spunti per pensare realmente a scrivere qualche pagina nuovadella storia. Ora nella solitudine della cabina elettorale non pensaredi impulso ma guarda cosa l'Italia ci propone e decidi .... avraicontribuito comunque a tentare di fare qualcosa di nuovo per il nostropaese.

martedì 8 aprile 2008

Il "cavalluccio"...


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Vista da qui, quegli attimi di vita sembrano di una spensieratezza assoluta e di una bellezza imbarazzante. A sera andavamo infondo alla strada che portava alla "portella", ci fermavamo al nostro punto di ritrovo: "il cavalluccio"

Siamo armati di pallone "super santos" un pò sgonfio e con disegni inesistenti, ormai consumati. Facciamo quel gioco che ci aveva insegnato mio cugino grande, "il calcio tennis". Non c'è verso, sei il solito "zellone" ed un punto non è un punto se prima non lo marco due volte. Siam sul più bello, ci fan "sgomberare", 'sta macchina sportiva con l'alettone targata (MI) si parcheggia giusto nel posto in cui noi stavamo giocando. Celica, c'è scritto così dietro il portellone posteriore, è della Toyota... dò un'occhiata al finestrino e noto che il contachilometri, è strano. Non c'è scritto Km/h ma MpH ed inoltre andava solo a 160... e c'ha pure l'alettone, bah!

"il cavalluccio" era il nostro ritrovo, ma diventava pure il nostro porto franco. Insomma fino a che non era ora di cena ce ne stavamo li ad aspettare, inventandoci giochi...

E' una serata calda, ma il sole è calato e di conseguenza il venticello che qualche ora prima ti carezzava,la pelle dandoti sollievo ora è quasi fastidioso. Se stai ancora in pantaloncini e canottiera è normale... Mentre parliamo, arriva una macchina che si parcheggia proprio sulla piccola terrazza-ingresso, della grande casa che sta vicino il "cavalluccio". Una signora, là infondo dalla strada si va avanti tutta sorridente raggiungendo la macchina dalla quale esce pure una bellissima ragazzina con i capelli lunghi e scuri (noi assistiamo spettatori), la signora è sua nonna ( l'ho capito sentendo suo padre dire, in accento romano, saluta la nonna...). La signora con i capelli bianchi è proprio contenta, tanto che ci presenta sua nipote, che un pò timida ci saluta senza darci troppa attenzione. Stavolta è peggio delle altre volte, questa ragazzina conosce pure il francese...!

Avevamo appena conosciuto la ragazza più bella, la "turista" più bella.
Qualche tempo dopo sarebbero cominciate le "processioni", di ragazzini sotto casa di sua nonna...

La cotta...


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L'estate, giù al paesino era un periodo così bello e spensierato al punto che avresti voluto essere sempre la fuori, in strada a goderti quel paese che popolandosi non sembrava nemmeno più il tuo.


Il pomeriggio è afosissimo, siam seduti sulle scale della chiesa madre e ci gustiamo il "magnum",con quel "finissimo cioccolato al latte", poco prima acquistato al ristorante sotto il castello. E' ancora troppo presto in giro non vediamo coetanei (quelli di città, quelli che venivan giù in vacanza...), fa caldissimo ma noi non siam mai stati abituati alla pennichella pomeridiana...
In giro c'è solo quel ragazzo di Milano con il "si" Piaggio, che trasporta le bombole del gas liquido,( oh, è milanese si, ma parla un dialetto quasi perfetto...).

Ce ne stavamo li su quelle scale, di solito fino a che un'idea, un nuovo gioco non ci venisse in mente, oppure gli amichetti riuscivano ad ottenere il loro "via libera" dalle loro nonne (faceva assai caldo, premura...).

Devo dire, che il magnum è proprio buono, il caldo poi scioglie il cioccolato che unito alla crema di gelato, finisce per rapire ogni tuo senso, si, fai l'amore con il sapore chiudendo gli occhi. Li riapri nel bel mezzo dell'atto amoroso col gusto: è quel ragazzo di milano che ci chiama ( ...che ci sfotte come al solito, facendoci ogni sorta di sciogli lingua... ), è in compagnia di una ragazzina, sua cugina. Oddio è bellissima.
Guardo quei suoi occhi, la sua acconciatura così sbarazzina dei suoi capelli bruni, mentre suo cugino scherzava con il mio inseparabile compagno di avventure... Prende la parola, ei e comincia a parlare in un accento milanese spiccatissimo, continua il "lavoro" di suo cugino, dialetticamente stiamo a zero noi, rimaniamo colpiti e pure stavolta ci sentiamo un pò cretini...


Diamine! Divenne immediatamente la mia prima cotta, ma non credo lo abbia mai capito...

domenica 6 aprile 2008

Aveva i capelli ricci...


Aveva i capelli ricci, era il mio vicino di casa assieme ad un'altra ragazza.
Quel soggetto dai capelli ricci però è stato il compagno di mille avventure,
quel complice con cui hai condiviso le situazioni più strane, quelle che ti
segnano, che lasciano un segno. Profondo.
Eravamo i ragazzini "padroni" della zona, c'eravamo solo noi. Incontrastati.

Ciclicamente mi ritrovo a voltarmi indietro, a guardare al passato...


E mi sembra di sentire sulla pelle lo stesso calore di quei bellissimi luglio
pieni di sole, col venticello caldo che ti scompiglia i capelli mentre gusti
la succosissima pesca noce che finisce per sporcare le tue mani,
mani che poi, già sai, pulirai sul bel pantaloncino blu marine che una premurosa
donna aveva sin li abbinato con le nike bianche e blu classiche...
Non ti frega nulla di nulla, sei spensierato, continui a chiamare quello li con i
capelli ricci, stringendo 'sta pesca, tra un boccone e l'altro, ma lui tarda.
Lui tarda e non scende, ancora e ancora, anche se sua sorella affaciatasi
t'ha appena detto " mò ascenn..."

Scrutando, tra i ricordi d'infanzia eravamo sempre la, nel nostro "territorio"...

E' la solita partita a pallone "uno contro uno", nelle prime ore del pomeriggio,
in mezzo a 'sta via che in estate si popola di nuovi abitanti, dai mille accenti diversi.
Facciamo un gran casino, anche perchè tu sei solito trovare mille scuse per ogni
mio gol fatto, la trovi sempre qualcosa che non va!
E mentre giochiamo, o meglio, (..discutiamo animatamente come da prassi...),
c'è una bellissima ragazzina con occhi azzurri che s'affaccia, e ci sorprende
dal portone della casa di sua nonna porgendoci delle caramelle che accettiamo.
Ha una lucentissima chioma bionda, ha una parlantina fluente e molto più bella
di quella che può risultare la nostra. Siamo impacciati e stupiti...

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